Monet e l’infinita emozione delle Ninfee

Monet e l’infinita emozione delle Ninfee

«Forse devo ai fiori l’esser diventato un pittore» così lasciò scritto Monet, ed io posso dirvi che Monet e le sue straordinarie opere hanno segnato momenti e scelte importanti della mia vita.

La prima volta – ormai parecchio tempo fa – che andai al museo dell’Orangerie non sapevo assolutamente cosa aspettarmi ma avevo un desiderio irresistibile di vedere le immense Ninfee di Monet. Poter vedere ed ammirare le Ninfee è davvero un’esperienza di vita, che appena mi è possibile cerco di ripetere, come è accaduto durante queste vacanze natalizie: poter respirare ed ammirare ancore per una volta la bellezza assoluta di queste opere è stato il più bel regalo che potessi ricevere,

Ogni volta scopro sensazioni, emozioni nuove e particolari che la volta precedente non avevo notato o che, semplicemente, il mio stato d’animo non era nella condizione di osservare. Un particolare che in questa occasione mi ha colpito è la sala all’ingresso: completamente bianca e, in quest’occasione, vuota. Un luogo in cui si invita al silenzio, come l’ingresso di una chiesa, il desiderio dello stesso Monet di un’anticamera preparatoria alla visita dei suoi capolavori.

Musee de l’Orangerie

Dopo esser entrata nella prima sala, dove i primi quadri delle Ninfee danno il benvenuto, sono rimasta seduta al centro per molto tempo, non saprei dire quanto. Per me è un luogo senza tempo, riesco ogni volta ad estraniarmi da tutto ciò che mi circonda e ad immergermi nella bellezza assoluta di questi dipinti e intanto, nella mia mente, scorre la mia vita, la storia legata a queste opere e al loro significato più profondo.

Monet venne catturato completamente dalla bellezza e dal dettaglio delle ninfee, rendendole protagoniste indiscusse della sua pittura: «Non dormo più per colpa delle Ninfee. Di notte sono ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino piegato dalla fatica. L’alba mi ridona coraggio, ma l’ansia torna non appena varco la soglia dello studio. Dipingere è così difficile e torturante».

Monet, inizialmente ispirato fortemente dalla tradizione giapponese, decise di realizzare un giardino che ricalcava tale cultura, realizzando un ponticello e anche uno stagno ricco di ninfee, ma anche molti altri fiori come l’iris, i tulipani, le rose e anche alcune piante esotiche. La costruzione di questo scenario gli permetteva di rilassarsi e di dedicarsi alla pittura del piccolo mondo che aveva realizzato: in un primo momento le sue opere, oltre a contenere innumerevoli elementi vegetali, includevano anche elementi architettonici come il ponte giapponese e qualche altro dettaglio.

Con il crescere dell’interesse da parte dell’artista per le ninfee, possiamo notare come all’interno delle sue composizioni, tutti gli altri elementi decorativi piano piano comincino a venire meno: il ponte giapponese e ogni altro fiore lasciano spazio alla ninfea, che diviene la protagonista assoluta.

L’artista, a partire dal 1912, venne colpito dalla cataratta che gli provocò seri danni alla vista e non sappiamo se questa abbia contribuito positivamente o negativamente nella resa definitiva di questa serie di opere. La realizzazione di queste ninfee probabilmente era come una sorta di “diario quotidiano” dell’artista il quale, invece di scrivere, dipingeva ogni giorno, annotando sempre elementi innovativi e differenti all’interno delle sue opere.

Perché Monet sceglie proprio le ninfee come soggetto dei suoi dipinti, che diventeranno il simbolo supremo dell’impressionismo? La ninfea è un fiore particolarmente profumato ma la caratteristica che di più lo contraddistingue è quella di uscire dalla melma degli stagni in cui cresce, senza sporcare i suoi petali. Questo aspetto rende la ninfea il simbolo della purezza.

La leggenda narra di una ninfa bellissima che viveva nei pressi di un lago. La sua vita cambiò quando il sole di innamorò di lei e scese dal cielo per incontrarla. La ninfa si senti in imbarazzo per il suo aspetto così inferiore a quello del dio, tanto da decidere di raggiungere il fondo del lago per prendere dell’oro da mostrare al sole. Il tesoro, però, era talmente pesante da far sprofondare la ninfa nel fango, lasciando visibili solo le sue mani. La ninfa si trasformò nel fiore acquatico che si apre al sorgere del sole e si richiude appena questo se ne va.

Possiamo definire le ninfee come delle piante acquatiche “galleggianti”. La pianta, radicante e perenne, si sviluppa completamente immersa nell’acqua. Solamente i rizomi delle radici sono immersi nella terra dei fondali di specchi d’acqua perlopiù stagnanti o tranquilli.

Proprio per l’habitat in cui vive, la particolarità che caratterizza la ninfea è quella di avere i fusti che crescono quanto la distanza tra il fondale e le foglie che sorreggono. La ninfea fiorisce da maggio a settembre, produce fiori che possono raggiungere i 10 cm di diametro che si aprono al mattino nelle giornate di sole e per poi richiudersi alla sera.

Splendenti, effimere, irradianti colore, le ninfee rappresentano pertanto l’ultima fase del percorso creativo di Monet e raccontano l’animo profondo di questo straordinario artista del Novecento riuscendo a sollevare nuovi e sorprendenti interrogativi.

2018-01-19T09:30:48+00:00 19 gennaio 2018|